Libri

G come Goodreads

Era la prima decade degli anni 2000 quando mi iscrissi su Anobii e iniziai ad annotare le mie letture online. Poi Anobii passò alla Mondadori, divenne più lento, lanciarono mille versioni beta ed esasperata migrai su Goodreads nel 2013. Frustrata dai problemi di esportazione della mia libreria virtuale da una piattaforma all’altra, decisi di tornare alla cara vecchia lettura privata. Poi, a gennaio 2019, decisi di ricominciare. Eccomi dunque di nuovo su Goodreads, a partecipare a reading challenges ed esplorare pagine e pagine di suggerimenti, accumulando libri nella wish list.

Per quanto si ponga un problema di privacy non indifferente anche quando si usano social apparentemente innocui come questi (ce lo spiega bene Kari Paul nel suo recente articolo pubblicato sul GuardianThey know us better than we know ourselves‘, ma già nel 2012 la questione sulla privacy della lettura l’aveva sollevata, sempre dalle pagine del Guardian, Jo Glanville), confesso che l’utilizzo costante di Goodreads ha avuto il suo impatto nella mia vita, non sempre positivo.

Tra gli aspetti decisamente negativi rientra quella sorta di ansia da prestazione che si genera nel tracciare i progressi di ogni lettura. La simpatica sfida di lettura annuale proposta da Goodreads, in cui a inizio anno ciascun utente si pone un obiettivo di lettura in termini di numero di libri, rischia facilmente di far perdere il gusto del leggere per puro piacere e portare la lettura su un piano competitivo e produttivo. Più leggo, più pagine accumulo, più mi avvicino all’obiettivo, più sono produttiva. Anche se in una sfida solo con me stessa, la conta dei libri che leggo mi suscita stimoli che non vorrei associare alla lettura. La soddisfazione di cliccare su ‘ho finito’ e vedere aumentare il numero di libri letti è alla stregua del piacere provocato dai ‘like’ sui vari social network (si legga questo interessante articolo su come i social network e il loro sistema di engagement attivino risposte e reazioni nel nostro cervello) ed è un qualcosa che non vorrei minimamente associare a un hobby.

Dunque perché sei ancora su Goodreads? è la domanda che sorge spontanea. Accennavo ad aspetti positivi, che insieme a quel piacere patologico di cui sopra mi tengono ancorata a questi social di libri. Sono da sempre una lettrice bulimica. Anzi, mi correggo, è dall’età di circa 8 anni che sono diventata una lettrice bulimica. Escludendo la mia ossessione per Topolino e tutti i suoi fratelli (dai mensili Paperino, Paperinik, Le grandi storie, Minnie ecc. ecc.), che comunque non mi hanno solo intrattenuta ma instradata alla lettura grazie alla trasposizione di grandi classici come Piccole papereI promessi paperi ecc. ecc., per non parlare della riduzione dei film di Capra come La vita è meravigliosa, dopo vari tentativi dei miei genitori di farmi passare a letture più ‘classiche’ qualcosa è scattato in me e non ho mai più smesso. Ancora mi ricordo i miei genitori che mi rimproveravano, ‘non si legge a tavola!’, ‘guarda dove metti i piedi, posa quel libro!’, a cui ho sempre risposto serafica che, in fondo, la colpa era loro per aver insistito che passassi il mio tempo leggendo. All’età di 32 anni le cose non sono cambiate. Leggo ancora ogni volta che ne ho l’occasione, e, tornando al tema di questo post, Goodreads mi stimola non tanto a leggere di più, quanto ad espandere i miei orizzonti in termini di libri. Non posso negare che è stato proprio su questo social che ho scoperto autori che altrimenti non avrei mai letto. Grazie a uno dei gruppi di lettura di cui faccio parte, ad esempio, ho letto Atonement (in italiano Espiazione) di Ian McEwan, che non solo mi è piaciuto moltissimo, ma mi ha anche fatto scoprire un autore di cui mi sono innamorata.

Da aggiungere agli aspetti positivi c’è anche il confronto con altri lettori. Certo, ogni recensione che scriviamo è di fatto lavoro e pubblicità gratuita che facciamo sia per i social (e Amazon, nel caso specifico di Goodreads) sia per gli editori, ma seppur online poter parlare di libri e scambiarsi opinioni, ricevere consigli e dibattere sulla lettura rimane stimolante e divertente. Insomma, trovo che discutere di autori e libri su Goodreads abbia un impatto più positivo sulla mia vita rispetto a leggere post complottisti su Facebook, tanto per fare un esempio. A un mondo ormai sempre più virtuale che reale, parlare di libri non è soltanto un atto rivoluzionario in un mondo che ci vuole ignoranti e non pensanti, ma una forma di resistenza all’abbrutimento culturale in cui la nostra società è caduta ormai da molto tempo. Indubbiamente subentra comunque quel paradosso per cui un comportamento rivoluzionario (oggi la lettura) viene inglobato e reso un prodotto della stessa cultura a cui si contrappone (si veda la miserevole fine della beat generation, tanto per fare un esempio), ma potendo scegliere preferisco un comportamento che aggiunge valore alla mia esistenza piuttosto che appiattirmi sulla mediocrità dilagante.

Certo, potrei eliminare ogni social e vivere una vita più sana, in cui leggo per conto mio, scrivo le mie opinioni nel mio diario personale, e lascio perdere la conta dei libri, ma chi sono io per andare contro alle tendenze sociali della mia generazione?! In fondo, prima ci rassegniamo a vivere in un mondo modellato su 1984, prima inizierà a germogliare in noi il germe della rivoluzione, il ritorno alla vita privata, in cui non c’è colosso social che possa entrare. Perché, in fondo, posso scrivere di libri, tracciare quali ho letto, quali vorrei leggere, quali ho amato e quali ho detestato, ma le sensazioni e il piacere che provo quando prendo in mano un libro, quando mi dimentico chi sono e smetto di pensare persino alla pandemia in corso, è una libertà di cui nessuno può privarmi.

Heart tries reading

 

 

 

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