(F)Utilities, PhD, Post PhD

D come Disoccupazione

Il dottorato è finito, manca solo la cerimonia ma il titolo di Dr è ormai un dato certo!

E poi? C’è vita dopo il dottorato?

Ni.

Se come me non siete tra quei fortunati che, sostenuti dal vostro mentore o supervisor, o aiutati da una mano divina – perché, diciamocelo, le capacità anche nel mondo accademico passano in secondo piano – non avete fatto altro che collezionare impersonali email di rifiuto, la vita post PhD non è propriamente rosea.
Certo, ci si può prendere il tempo per recuperare tutti quei romanzi e film messi in lista in attesa di tempi migliori; ci si può sparare intere stagioni Netflix senza sensi di colpa e vivere (finalmente) i ritmi notturni che la vita reale non concede, ma la verità è che passati i primi mesi di vita da inoccupati la triste realtà chiede a gran voce di essere affrontata: bisogna trovare un lavoro.

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(F)Utilities, Viaggiare

I come Islanda

Sono in ritardo con questo post di circa  2 mesi  6 mesi – un dato perfettamente coerente con l’andamento del mio dottorato, tra le altre cose. Tuttavia, meglio tardi che mai, così eccolo qui: breve guida per godersi l’Islanda in quattro giorni (e mezzo).

Ho sempre sognato di andare in Islanda e fino a poco tempo fa era una meta che mi sembrava irraggiungibile. Ricordo ancora la prima volta che guardai i prezzi dei voli per Reykjavik, sospirando di fronte a cifre che mi sembravano irraggiungibili. E infatti si tratta di un viaggio piuttosto costoso che conviene prenotare con anticipo per cercare quantomeno di contenere il costo del volo, poiché il luogo comune ‘l’Islanda è carissima’ non è altro che pura verità. Ma procediamo con ordine.

La prima cosa che consiglio – se non viaggiate da soli – è affittare una macchina. È costoso, è vero, ma niente in confronto ai prezzi dei vari tour e dei trasporti in generale. In più, la libertà di poter andare dove si vuole senza alcuna restrizione è impagabile e a me e consorte ha permesso di vedere (quasi) tutto ciò che volevamo.

Giorno 1 – 9 dicembre. Atterrati a Reykjavik tardo pomeriggio, abbiamo preso la macchina e ci siamo sistemati nel nostro alloggio, rigorosamente Airbnb. Data l’ora di arrivo abbiamo mangiato un boccone in aeroporto, cosa che ci ha permesso di avere un assaggio dei prezzi islandesi, tra cui mi piace ricordare: 1lt di acqua alla modica cifra di (circa) 7€, pacco standard di patatine €10, panino da frigo €15. Arrivati a casa e posate le valigie ci siamo rimessi in macchina e siamo andati a caccia di aurore boreali, senza successo. Come noi, decine e decine di persone dotate di fotocamere e cavelletti attendevano le agognate luci, ma siam tornati a casa senza aver visto nulla se non nuvole. Questo è un po’ il problema: l’inverno è il momento ideale per vedere le aurore, ma spesso il cielo è coperto di nuvole. Bisogna essere pazienti.

Giorno 2 – sveglia all’alba, ovvero intorno alle 9,30, quando ancora è buio ma si intravedono i primi timidi raggi di luce. Dopo attente ricerche, ci siamo diretti a far la spesa al discount, il maialino giallo, dove abbiamo preso il necessario per mangiare nei giorni successivi. Una spesa sufficiente per 2 cene e 3 pranzi al sacco con annessa colazione ci sono costati solo circa €80. Da provare: ‘patatine di pesce’, ovvero pesce essiccato da mangiare come snack. L’odore è nauseabondo ma una tira l’altra.

Preparati i panini ci siamo avviati verso la nostra prima tappa: il golden circle. Data la libertà che offre la macchina, ci siamo fermati strada facendo per ammirare il panorama. Prima tappa: parco nazionale.

Islanda blog
Þingvellir (Thingvellir)

 

Da lì, ci siamo avviati versi Geysir, dove abbiamo assistito ad almeno tre eruzioni del geyser più grande. Da vedere assolutamente, senza contare che lo shop e café sono dotati di bagni (gratuiti). Essendo ormai notte, ci siamo avviati verso casa dove siamo arrivati alle 18. Tempo di un pisolino e una cena veloce, ci siamo rimessi in auto a caccia di aurore boreali. Data un’occhiata al sito che monitora l’attività elettromagnetica del sole, e visto il cattivo tempo con nuvole spesse a coprire il cielo, ci siamo avviati un po’ alla cieca verso la costa. Decidiamo di fermarci in un punto a caso, accanto a una spiaggia e ta-dah! Una magnifica aurora si palesa all’orizzonte, seguita da molte altre, un po’ evanescenti per via del velo di nuvole che le copriva, ma ugualmente mozzafiato. Un’esperienza incredibile.

Giorno 3 – tornati tardi la notte precedente, sveglia alle 10 con il sole che già iniziava a farsi vedere. Il tema del giorno sono state le cascate, la famosa Gulfoss, seguita dalla meno nota ma non meno spettacolare Seljalandfoss, dove si può persino andare dietro la cascata! Inutile dire che il -lungo- viaggio tra una meta e l’altra è stato degno di nota, tra case sperdute nel nulla, cavalli islandesi, laghi e terra lavica è stato tutta una scoperta.

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Gulfoss

Giorno 4 – infine, esplorata un po’ l’isola, ci siamo dedicati alla città. Il giorno è passato dolcemente visitando Reykjavik, il centro è molto piccolo e in poche ore abbiamo visto – da fuori – le attrazioni principali. Siamo anche stati intervistati da due gruppi di studenti delle elementari, in giro nonostante la pioggia a fare videointerviste ai passanti, adorabili.

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Reykjavik

 

Come sempre, verso le 6 eravamo a casa, breve riposo, sauna e via a cena. Ovviamente, cena a base di spiedini di pesce d-e-l-i-z-i-o-s-i. Una cena splendida che ha degnamente concluso il viaggio, accompagnata da passeggiata e vista di Reykjavik by night.

Giorno 5 – il rientro, non senza prima ripassare dal centro di Reykjavik per comprare qualche souvenir con le corone rimaste.

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Reykjavik

Non resta che pianificare un ritorno – in estate – e andare a vedere i vulcani, magari ricordandosi di portarsi una batteria di scorta per la macchinetta fotografica!

(F)Utilities, PhD

C come Cambridge #3

Come si vive a Cambridge? E’ una città molto cara? Ci si può mantenere con la borsa di studio? Ma si può lavorare durante il dottorato?

Queste sono le domande che mi vengono poste con più frequenza. E’ giunta l’ora di dare una risposta a ognuna di esse. Cominciamo.

Come si vive a Cambridge? Confesso che la prima cosa che mi viene da rispondere è ‘che intendi?’. Si tratta di una domanda talmente generica e personale che la risposta non può che essere generica e personale. Cambridge è una piccola cittadina che ruota intorno ai  31 college ed è popolata principalmente da studenti. Se volete vivere la città come tale, e non come polo universitario, dovete spostarvi fuori dal centro, nelle aree residenziali – che però sono anche parecchio costose. Perché vale la pena ricordare ancora che Cambridge è molto cara, poco sotto Londra, e sta vivendo un’incredibile espansione. La città negli ultimi tre anni è cambiata moltissimo, stanno aprendo una seconda stazione, costruendo nuovi quartieri e attraendo principalmente tech firms. Detto questo, si può raggiungere ogni luogo in mezz’oretta, ci si muove bene in bici – occhio ad acquistare un buon lucchetto, le rubano moltissimo – e ci sono vari parchi in cui godere il sole nelle poche giornate estive che il clima inglese ci regala. Vita notturna: c’è poca scelta. A meno che non vi piaccia andare a ballare nei club, qui c’è poco da fare. D’estate c’è più offerta, cinema all’aperto e Shakespeare nei college, ma i ristoranti chiudono la cucina alle 9 (alle 8 la domenica), la maggior parte dei locali chiude verso le 11 e non restano aperti che i club e il cinema. Il tutto è concentrato al centro, tranne il cinema e il bowling dietro alla stazione, che chiudono verso mezzanotte. Insomma, scordatevi gli orari italiani e un’ampia varietà di scelta: Cambridge è una cittadina che non ha niente a che vedere con Londra. In compenso i treni da Londra per Cambridge ci sono fino all’1 di notte – ma non viceversa! E’ una città molto rumorosa: se vivete in centro o comunque nelle zone frequentate dagli studenti, preparatevi a orde di giovincelli ubriachi che disturbano la quiete pubblica anche durante la settimana.
Nonostante tutto, se non vi pesa vivere in una città piccolina, a Cambridge si vive piuttosto bene. C’è il mercato tutti i giorni dove oltre ai banchi per i turisti si trovano frutta e verdure ‘esotiche’ (il radicchio l’ho trovato solo lì!) e la domenica mattina c’è il banco dei contadini locali.
Le persone: mi è stato chiesto varie volte come sono le persone qui, ma questa è una domanda difficilissima a cui rispondere. Cambridge è una cittadina molto internazionale, e si incontrano persone di tutti i tipi. L’ambiente universitario è in generale molto accogliente, per il resto dipende anche dalle aspettative personali e da come una persona interagisce con il prossimo. Da quel punto di vista, il college è un ottimo inizio per socializzare, anche se la media d’età delle persone è tra i 20 e i 24 anni (ma ci sono eccezioni, fortunatamente). Ci sono anche college solo per graduates, dove la media di età si alza un pochino – ma ricordate sempre che qui iniziano l’università a 19 anni, a 21 si laureano e a 22 hanno finito il master.

E’ una città molto cara? Sì. Dell’affitto e i prezzi medi ne ho già parlato qui, e la casa non è l’unica cosa cara. I costi medi di tutto sono più alti rispetto ad altre città – e dopo il referendum pro-Brexit è aumentato tutto – e a parte il junk food, mangiare costa caro. Una colazione in una catena tipo Caffè Nero o Costa, per esempio, con caffè e cornetto costa sui £5, una cena in un pub intorno a £15, mentre un ristorante può arrivare tranquillamente a £30. Ovviamente dipende sempre da dove si va e cosa si mangia. Un pranzo al sacco con il meal deal al supermercato (un panino + bevanda + snack) costa £3, un pezzo di pizza dal siciliano in centro costa £5, mentre l’insalata pronta in vaschetta lasciatela costa un occhio dell testa (£1 la basic dove ci sono ben 100gr di foglie di insalata iceberg e basta, o £3,75 per 80gr di insalata, 4 olive e un po’ di formaggio). In compenso, la birra costa poco. La catena Wetherspoon in particolare ha prezzi piuttosto bassi. E anche il sidro si trova a poco e la scelta è infinita. Il vino invece è caro e tendenzialmente orrendo.

Ci si può mantenere con la borsa di studio? Dipende dalla borsa. Ci sono borse che coprono solo le tasse, altre che coprono le tasse e il mantenimento e quelle che coprono solo il mantenimento. Se ne può vincere anche più di una insieme, ma nel caso di una borsa solo tasse o di mantenimento minimo, no, non basta. Se considerate che un affitto costa sui £500, e volete mangiare in maniera sana e non solo cibo pronto, difficilmente riuscirete a vivere con 600 sterline al mese, ad esempio. Poi è tutto molto personale, magari c’è chi ha poche esigenze e riesce a vivere con poco ed è pronto a rinunciare alla vita sociale; le variabili sono infinite.
Io, ad esempio, in media spendo di spesa sui £200-£300 al mese (e sono vegetariana).

Ma si può lavorare durante il dottorato? No, scordatevelo. A meno che non facciate un dottorato part-time non potete lavorare più di 8 o 10 ore settimanali. Al massimo potete fare baby sitting o cose simili, ma non potete assolutamente avere un contratto di lavoro al di fuori dell’università. Questo non significa che se non siete ricchi non possiate venire a studiare qui, significa solo che in quel caso i tempi sono più lunghi poiché un corso part-time raddoppia gli anni di durata del corso stesso, ma permette allo stesso tempo di lavorare. Fermo restando che ogni corso di dottorato è a sé e che oltre al lavoro di ricerca ci sono anche seminari da seguire, se considerate la scelta part-time parlatene a fondo col potenziale supervisor.

Tirando le somme, Cambridge è una cittadina in cui si può vivere bene se si hanno le risorse. E’ pieno di ragazzi giovani, quindi per molti potrebbe essere l’ideale. La città di per sé è un gioiellino, tenuta molto pulita e curata dall’aspetto estetico. Ci sono vari musei spesso gratis e molti negozi fanno uno sconto del 10% agli studenti. Se vi piace l’idea di una città a misura d’uomo e non vi aspettate la quantità di offerte che può avere una Londra, ad esempio, Cambridge potrebbe fare per voi. Ci sono moltissimi italiani e d’estate si cammina a fatica per via dei turisti, ma è una delle città più carina dell’area. Occhio al clima: il vento arriva direttamente dagli Urali senza ostacoli ed è molto freddo. E grigio, il cielo è quasi sempre un velo grigio. Ma questa è l’Inghilterra.

 

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C come Casa #3

Immaginiamo ora che, dopo una faticosa ricerca, siete riusciti a trovare una casa che corrisponde – almeno vagamente – alle vostre esigenze. Come fare ad affittare una casa in Inghilterra?

Prima di tutto, una volta deciso che l’appartamento vi piace, dovete compilare un modulo dell’agenzia (in genere ve lo danno direttamente alla viewing nel momento in cui dite che vi interessa la casa). Vi chiederanno per lo più informazioni generali (chi si trasferisce nella property, quanti adulti, se fumate, se avete figli o animali, contatti ecc.) e la vostra situazione attuale, ovvero se siete in affitto e quando siete disponibili a trasferirvi. Quest’ultimo punto è cruciale. Essendo la ricerca di una casa una lotta, prima potete trasferirvi, più appetibili sarete per il landlord. Questo è potenzialmente l’ostacolo maggiore per chi ha già un contratto di affitto. La lezione che ho imparato sulla mia pelle è di non iniziare a cercare prima di un mese dalla scadenza del contratto in vigore. Il mercato immobiliare è talmente dinamico che ogni settimana cambia tutto. I proprietari vogliono rimpiazzare subito gli inquilini uscenti, perciò prediligeranno chi è pronto a trasferirsi immediatamente. Le agenzie, da parte loro, fanno gli interessi del landlord, perciò cercheranno i tenant che garantiranno maggior profitto. Dunque, non mettetevi a cercare casa con largo anticipo, sarebbe solo fonte di frustrazione.
Lo stesso discorso vale per le vostre richieste: più ne fate, più rischiate che il proprietario accetti qualcuno che la casa se la prende così com’è. Facciamo un esempio pratico: se la casa è senza white goods, ovvero elettrodomestici di base come lavatrice e frigorifero, e voi chiedete che ne venga installato qualcuno, è più probabile che il landlord scelga qualcuno che invece se la prenderebbe così com’è. Se invece la casa non è richiesta, forse riuscite anche a ottenere ciò che volete, quindi diciamo che dipende da quanta fretta avete di trovare un appartamento.

Ma torniamo al processo di affitto di una casa. Compilato il modulo, l’agenzia contatterà il proprietario per sottoporgli la vostra ‘candidatura’. Una volta che il proprietario decide – in base al modulo e il feedback dell’agente – che andate bene come tenants, inizia la burocrazia. Prima di tutto, dovrete pagare una fee di circa £300 per il referencing. Cos’è il referencing? E’ praticamente un ‘background check’ che l’agenzia fa su di voi: dove avete vissuto negli ultimi 6 anni, che lavoro fate, quanto prendete, qual è la vostra banca, se avete risparmi ecc. In tutto questo, se siete già in affitto, dovrete anche pagare alla vostra agenzia una tassa per il rilascio delle referenze (circa £35-40). Superato il referencing, si può iniziare la pratica per la stesura e firma del contratto d’affitto. In genere, si paga circa £180-200 per application (somma che sale a seconda di quanti inquilini ci sono e che varia a seconda dell’agenzia). Infine, la firma del contratto, che prevede altre infinite fees (come, per fare un esempio, £480 nel caso di recessione dal contratto prima dei termini stabiliti, le check-out fees di circa £150, ecc.). Una volta firmato il contratto ed eventualmente fatto il check-out, siete pronti per trasferirvi nella vostra nuova dimora!

Considerando tutte le spese di base solo dell’agenzia, per ogni contratto d’affitto dovete considerare almeno £500, escludendo il deposito ed eventuali altre spese di uscita dal precedente contratto. Insomma, alla fine di tutto sarete quasi senza soldi, ma almeno avrete un posto dove stare.

 

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(F)Utilities, PhD

C come Casa #2

Partiamo dalle basi: per chiunque si trasferisce in un’altra città/paese/Stato, avere un posto dove stare è una questione primaria. Ma quando ci si trasferisce, come si trova una casa?

Per gli studenti di Oxbridge la situazione è piuttosto semplice: il proprio college di appartenenza garantisce una stanza per il primo anno e generalmente è in grado di offrirla anche per i successivi. In alternativa, si può fare richiesta ad altri college; negli oltre 30 college di Cambridge, ad esempio, se ne trova sempre uno con una stanza vuota che sarà ben felice di affittare a un PhD student disperatamente alla ricerca di un tetto sopra la testa. Tuttavia, se avete un partner con cui volete vivere, o se semplicemente vi siete stufati di condividere la casa con persone che al 90% avranno standard di igiene più bassi dei vostri (o almeno voglio sperare), la cosa si fa più complicata.

Del condividere una casa inglese (leggasi: moquette ovunque) e dei problemi che possono sorgere dalla convivenza con altri studenti ne parlavo qui. Potete facilmente immaginare che, due anni di house sharing dopo, sono andata a vivere per conto mio. O meglio, sono andata a convivere con una persona con cui condivido ben più di una casa, il che mi rende incline ad accettare anche le sue abitudini peggiori (leggasi: spugna lasciata nel lavandino sotto la pila dei piatti da lavare).
La ricerca della casa nelle aree vicino Londra non è affatto facile. Prima di tutto, Londra, Oxford e Cambridge (nell’ordine) sono le città più care d’Inghilterra e i prezzi degli affitti lo dimostrano. A Cambridge, se volete vivere da soli, entrate nell’ordine d’idee che per un monolocale vi possono tranquillamente arrivare a chiedere £900bills excluded. Nei paesi limitrofi la situazione è più accessibile, ma se siete sulla linea ferroviaria che collega Cambridge e Londra, preparatevi a vedere cose inimmaginabili e prezzi assurdi.
Ma partiamo con le questioni pratiche. I principali siti su cui cercare stanze o case sono rightmove.co.uk e zoopla.co.uk – siti su cui le principali agenzie mettono ciò che hanno a disposizione (alcuni ads hanno la dicitura esplicita ‘student friendly’, anche se in genere si applica agli undergrad potrebbe essere più facile affittarli). Le case e le stanze vengono aggiunte giornalmente e tolte con anche maggiore rapidità. Capita spessissimo che un appartamento venga tolto nel giro di poche ore: la richiesta è tale che chi va a vedere una casa ci va con tutta la documentazione pronta per essere consegnata e firmare il contratto. Le decisioni vanno prese nel giro di pochi minuti, non c’è tempo né per pensarci troppo, né per vedere altre case e valutare quale piace di più (o meglio, c’è, ma più tempo passa, più sono alte le probabilità che qualcuno la prenda). Poi c’è la questione più importante (e frustrante): non ha importanza che tu possa permetterti di pagare l’affitto, sulla carta puoi essere perfetto, ma è il landlord che decide se ti vuole o meno. Una volta fatta domanda formale per la casa, l’agenzia inoltra al landlord tutte le richieste e questi decide quale tenant vuole. Su quali basi viene presa la decisione? Prima di tutto, dalla risposta che avete dato a domande standard quali: do you have any pets? Do you have children? Do you smoke? Ogni ‘yes’ alzerà le probabilità che la vostra domanda venga rifiutata. Poi c’è la questione cruciale dell’essere uno studente di dottorato. Nonostante infatti un dottorando non sia più uno sbarbatello (eccezion fatta per gli inglesi che escono dall’università a 21-22 anni), il landlord recepisce solo la parola studente. Nel modulo, infatti, bisogna indicare chi andrà a vivere nella proprietà e il rispettivo ruolo professionale di ognuno. In breve, il landlord vuole assicurarsi che possiate pagare e tenere la casa in condizioni decenti – leggendo la parola studente, tendono a mettere in dubbio entrambe le cose (e per questo una casa ‘student friendly’ può essere più facile da ottenere).

Cosa offre il mercato? Il mercato segue le leggi del profitto, e visto che la domanda supera largamente l’offerta, le agenzie sono in grado di chiedere prezzi spropositati. Ma iniziamo con qualche esempio. Una casa descritta come ‘2 bedroom’ significa che avrete una stanza dove poter infilare un double bed (che è molto più piccolo del nostro matrimoniale, leggermente più grande del nostro piazza e mezza) e se siete fortunati un armadio, ma non contate troppo sull’avere un comodino a ogni lato del letto. La seconda stanza varia di dimensioni, è sempre più piccola della master bedroom (o main) e può arrivare a non avere le dimensioni necessarie per un letto singolo (giuro!). I ‘1 bedroom flat’ dovrebbero corrispondere ai nostri bilocali, ma la cucina spesso è parte del lounge, in cui bisogna scegliere se metterci un tavolo o un divano, e la stanza ha sempre quel piccolo problema di dimensioni. E non dimenticatevi che il bagno – che in alcune case ha la moquette – generalmente non ha finestre. Certo, poi tutto dipende dalle aspettative di ognuno, da quello che significa ‘casa’ e da che tipo di persone siete. Una persona che a casa ci sta per dormire e basta, troverà soddisfacente lo spazio di 1 bedroom flat (ammesso che non abbia molti vestiti). Se cercate cose economiche, invece, tenete presente la regola massima: se costa poco ed è strategicamente vicino Londra, c’è la fregatura. Nello specifico, la casa in cui vivo ora rientra in questa categoria. Una splendida semi-detached house con finestrone vittoriane che di epoca vittoriana hanno anche i vetri; niente gas, efficienza energetica pari a zero, ma in compenso ampio spazio a (relativamente) poco prezzo. Dipende tutto dalle priorità di ognuno.

Quali sono i costi medi dei bills? Qui in Inghilterra bisogna pagare mensilmente la council tax, una tassa di residenza che fortunatamente non si applica agli studenti ma con cui bisogna fare i conti se si vive con qualcuno che non lo è. In genere si parla di circa £100 al mese. Un contratto di internet adsl base costa circa £25 al mese, l’elettricità sui £50 e l’acqua varia moltissimo. Ho notato che i monolocali spesso hanno tutto incluso, quindi se siete da soli o non avete bisogno di spazio, sono la soluzione più economica.

Detto questo, se siete un dottorando adulto che convive e non ama spazi ristretti e claustrofobici, preparati a una lunga e dolorosa ricerca, fatta di rifiuti e case ridotte in condizioni pietose proposte a prezzi che vanno dai £700 in su. Di recente, abbiamo visto un appartamento molto carino che aveva un buco sul soffitto per via di un’infiltrazione. ‘The landlord is aware of this and will be repaired’, ci disse l’agente – ma voi vi trasferireste in un appartamento del genere, sapendo che qui in Inghilterra le case sono costruite come quella dei primi due porcellini?

 

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(F)Utilities

U come Ubuntu #2

Innumerevoli volte mi sono ritrovata nel panico perché dovevo modificare un file pdf, con scarsi risultati per una persona che sì, sa usare un computer, ma che non è poi un’esperta.
Finché, un giorno, ho scoperto Xournal.

Questo post, dunque, è una breve guida alla modifica di file pdf for dummies.

Come modificare un file pdf senza lanciare il computer dalla finestra…

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D come Dottorato #2

Nel primo, lontano post a riguardo, accennai alla parte fondamentale per coloro che decidono di intraprendere questa strada: il Research Proposal.

Come accennato nel già citato post vi dicevo che si tratta del fulcro della vostra domanda di dottorato. Si tratta di presentare, più o meno dettagliatamente a seconda del limite di parole imposto, ciò che vi proponete di andare a studiare, come intendete farlo, perché volete farlo e in che contesto si colloca la vostra ricerca.

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Continua…