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I come Insonnia #3

Dopo due settimane, direi che è ufficiale. E’ tornata, implacabile, appiccicosa come la peggior cozza. La mia compagna di notti passate a fissare il buio e riflettere su ogni aspetto dell’esistenza umana: l’insonnia.

Mi sono rigirata nel letto ormai per ore, pensando che la stanchezza avrebbe preso il sopravvento. E invece no. A nulla è valso leggere cinquanta pagine del thriller di Jo Nesbø, scritto a carattere 8, senza occhiali – ché chissà dove li ho dimenticati. E neanche infilarmi sotto il lenzuolino e appiccicarmi all’altro occupante del letto. Nemmeno il suo respiro regolare ha stimolato il mio sonno. Lei proprio non vuol mollare. E quindi alla fine mi sono alzata. Per la terza volta.

Le palpebre pesanti, il cervello annebbiato, sono qui a scrivere invece che godere della compagnia di Morfeo. Come un’amante abbandonata, lo aspetto invano, dicendomi che prima o poi dovrà tornare da me. Ma come ogni uomo che non ama la propria donna, lui mi illude con qualche sbadiglio ma continua a trascurarmi. Che io dico, che mi hai sedotta a fare per tutti questi anni se poi mi abbandoni così, proprio nel momento del bisogno?! Giusto oggi pomeriggio ce l’ho messa tutta per resistere al richiamo della pennichella, e quel vanitoso ha approfittato di quei pochi secondi in cui riposavo gli occhi e mi ha sedotta di nuovo. Ho provato e riprovato a resistergli, ma il richiamo è stato troppo forte. E infatti eccomi qui, che non riesco a dormire, con i pensieri che si accumulano e il cervello che fa piani e programmi a tutto spiano.

Mentre cercavo invano di addormentarmi sono riuscita a, nell’ordine:

  • scrivere mentalmente una mail al mio supervisor per quando rientrerò a Cambridge, con tanto di dettagli sui miei orari di lavoro e una valutazione sul se mandargli in allegato un piano di lavoro o stamparlo (dove lo stampo? Chissà se nel mio nuovo ruolo di Jr Tutor mi mettono una stampante in ufficio. Ma avrò un ufficio?);
  • scrivere una mail alla segretaria del college per ringraziarla della rapidità con cui mi ha fatto sapere che all’ultimo momento mi hanno cambiato stanza (sul dettaglio “I cannot wait to see my new room” ho esitato qualche secondo);
  • scrivere alla tizia del college che ha bisogno di una mia foto per giustificare il ritardo con cui (non) l’ho mandata e, di conseguenza, a pensare a quale foto mandarle e valutare se chiederle di usare quella che dovrebbero già avere;
  • pensare alla foto per il passaporto che finalmente farò tra qualche giorno (addio ufficiali di frontiera e il vostro “Do you have a passport?”, ché non capisco cosa ci sia di complicato nel comprendere che se ti porgo la carta di identità valida per l’espatrio significa che non ce l’ho, no?);
  • fantasticare sul come fare la foto, magari utilizzando il tablet dell’altro occupante del letto e approfittare della funzione beauty face così da non deprimermi a ogni passaggio di frontiera; valutare che non ho idea di dove portarla a stampare; immaginare la situazione in commissariato, e il funzionario che mi dice che la fototessera non va bene e quindi niente passaporto; fare un passo indietro e visualizzare dove sono situate le macchinette per le foto nelle vicinanze; immaginarmi fare la fototessere – prova senza sorriso, mezzo sorriso e ampio sorriso (e se poi penso ci siano tre scatti e finisce che ce n’è uno solo?!); realizzare di essere una maniaca e passare a un altro pensiero;
  • ricordare di dover scrivere all’archivista della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea e mentalmente inviargli una mail;
  • tornare alla conversazione immaginaria con il supervisor e valutare quali annate delle riviste sarebbe più opportuno analizzare e, conseguentemente, prevedere diverse opzioni, una delle quali include iniziare a programmare il viaggio alla Fondazione Mondadori a Milano;
  • scrivere una mail al responsabile di una biblioteca di Milano che dovrebbe avere una rivista che mi serve;
  • fare mentalmente un piano d’azione per l’impostazione del prossimo capitolo e riscrivere la famosa mail al supervisor;
  • iniziare a scrivere mentalmente questo post.

 Insomma è chiaro che sono esaurita. Eppure non c’è verso, non dormo.

Vorrei ma non posso.

Altro che quelli che “la volontà può tutto”. Si vede che non sofforno d’insonnia, loroinsomnia.

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I come Insonnia #2

Ma questo blog sta diventando monotematico!, direte voi. Eh, ma l’insonnia è una brutta bestia, dico io.

Soprattutto quando hai una stanchezza che ti si porta via e hai vagato tutto il giorno addormentandoti ovunque come un narcolettico.

Ero lì, nel mio candido lettino, come direbbe Guccini, quando invece di una voce che diceva “Francesco!” ho sentito uno schianto di proporzioni apocalittiche. Beh, magari non proprio apocalittiche. E forse non era neanche un vero schianto ma più un petardo. Comunque, mi sono svegliata di soprassalto. E che si fa quando ci si sveglia all’improvviso, nel cuore della notte, quando si stava profondamente sognando il mare? Ovviamente, ci si alza e si controlla che tutto sia a posto e nessuno stia cercando di ucciderti nel sonno.

E poi?

Eh, e poi il sonno se ne è bello che andato. Dove, chi lo sa.

Spero che mi porti una cartolina.

 

 

 

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I come Insonnia

Alle due è un sospetto, alle quattro è una conferma. Questa dormita non s’ha da fare.

Saranno i troppi pensieri, la partenza imminente per una meta non troppo vacanziera, le cose da fare rimandate a un eterno domani, o saranno i tre caffè presi uno dopo l’altro dopo pranzo. Pranzo conclusosi alle cinque del pomeriggio, per la precisione. E uno dei tre caffè era doppio, a dirla tutta. Comunque, stanotte non si riesce a dormire e non capisco proprio perché.

Ricordo che da piccola, quando non riuscivo a dormire, mia madre mi faceva la “magia del sonno”. Simulando uno sbadiglio, con una mano imitava un gesto volto a spalmarmi sul viso quel sonno che tardava ad arrivare. Effettivamente, dopo, dormivo. Era così evidente la correlazione tra la magia di mia madre e l’improvviso sopraggiungere del sonno, che quando ero più grandicella me la facevo anche da sola.

Oggi, però, sono una scettica razionalista. Quindi ho finito un libro (Alex di Pierre Lemaitre, per la precisione, a tratti un po’ lento ma assolutamente geniale nella trama, con una vittima che è carnefice, poi ancora vittima e ancora carnefice) e rassegnata ho deciso di fare l’unica cosa ragionevole in una notte insonne: mangiare.

Il dubbio è durato a lungo: con cosa compenso il buco lasciatomi dai caffè? Biscotti? No, mi sono rimasti quelli salutisti in monoporzioni da quattro (dio, come le odio le monoporzioni!). Potrei aprire delle patatine, ma è il pacco famiglia e finisce che me le finisco in due minuti guardando qualche orrido telefilm americano. Poi, l’illuminazione. Quelli lì dietro, nascosti tra le patatine, una frisella superstite e le gallette di mais, sono tarallucci. Al peperoncino. Così, rispolverando il mio talentuoso passato da giocatrice di shangai (o shanghai o mikado, se preferite), raggiungo senza far rumore il pacco di taralli. Ed eccomi qui, il buco nello stomaco ancora intatto, come se lanciassi granelli di sabbia in un pozzo, senza la benché minima traccia di sonno e con un nuovo dubbio amletico: di queste restanti ore della notte, che ci faccio?

 

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L come Lavoro

– È Sposata?
– No
– Figli?
– No
– Ah, ma lei è laureata! E perché una laureata vorrebbe fare la cameriera?
– Guardi io per servire i tavoli ho una vera e propria vocazione. Pulire un locale alle 2 di notte, poi, neanche le dico il piacere che mi da. Per non parlare del lavare un’incredibile quantità di piatti in pochissimo tempo!
– Mi prende in giro?
– Non lo so, lei che ne dice?

Cosa può fare un laureato in questo paese? Lavorare, no di certo.

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D come Dolce #2

Ieri, dopo aver passato la mattinata a dormire, sono andata a un colloquio di lavoro (!), scoprendo che consisteva nel vendere libri da 1900 euro in su a domicilio (!!), orario full-time, per 500 euro di stipendio (!!!). Così, tornata a casa, ho deciso di addolcire la serata con la preparazione di un buon dolce.

Ed eccola qua…la mia torta-brownie!

Brownie
Torta Brownie al cocco

Come si fa?

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C come Capodanno

Sporadici lettori, buon anno!

Dicembre è andato e ci siamo tolti di torno la fatidica domanda che tutti odiamo: “ma tu che fai a Capodanno?” — “Io? Me ne sto a casa, scherziamo, fuori fa freddo, ho troppi inviti e non so quale scegliere, insomma, io odio Capodanno!”. Chissà quanti di noi l’hanno pensato ma non hanno avuto il coraggio di dirlo ad alta voce. Perché Capodanno è la festa più comandata dell’anno. Ovunque ti bombardano con un semplice messaggio: ti DEVI divertire. Hai capito? D-I-V-E-R-T-I-R-E.

Eccoci qui, dunque, con feste in discoteca con tanto di privé e tavolo riservatissimo alla modica cifra di 100 euro! Divertimento assicurato! Per i pezzenti c’è anche l’offertissima ingresso + lenticchieecotechino – e forse un bicchiere di spumante avanzato dal privé – alla modica cifra di 30 euro! Ospite a sorpresa: modella di qualche canale TV che vi farà sembrare di essere, per una volta, dentro lo schermo!

Come? Preferite la serata con amici? Magari a giocare? Nessun problema! C’è la festa dell’amica di un mio amico a casa di amici, ognuno porta qualcosa, si passa una serata in allegria. Guarda, hanno preso anche i fuochi d’artificio! Eh, roba seria, li abbiam pagati 80 euro, pensa! E guarda quanti antipasti, buoni no? Pensa che abbiamo speso solo 50 euro. Serviti pure da bere, non vedi quanti liquori e spumanti abbiamo comprato? Solo che, sai, c’è la crisi, sono contenta che siete qui, dividiamo le spese….dai, 25 euro a testa e non se ne parli più! Oh, poi ci facciamo un pokerino, che dite? Mettiamo giusto 10 euro per entrare!

Capodanno. Ce n’è per tutti i gusti, c’è chi viaggia, chi si imbuca a feste di amici di amici di amici, chi vuole sentirsi VIP e prenota un privé, chi vuol fingere di essere su una rivista patinata e prenota un ristorante di quelli chic. E poi ci sono io, e come me tutti quelli che a Capodanno se ne starebbero a casa, ma che alla fine escono perché, oh, in fondo abbiamo solo un quarto di secolo sulle spalle. Così, due toast preparati con quello che c’è in frigo, un episodio di una serie tv e poi in centro. Ai Fori c’è lo spettacolo pirotecnico, andiamoci dai. Così, alle 23:58:50 arriviamo a Colosseo. Un Capodanno intimo, c’eravamo noi e circa un paio di migliaia di persone. E poi? E poi andiamo a Trastevere, ci facciamo un brindisi con altri amici. Andiamo, dunque.

“Oh, bella zi’, anche tu qui? Buon anno!”.

Capodanno. Un sabato sera qualunque.

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